Basso Medievo- sec-XII – anno 1118

Nel 1118 il Castello di Parrano viene concesso dal Vescovo di Orvieto alla famiglia Bulgarello. Il feudo diventa proprietà di Bernardo Bulgarello, il capostipite della Famiglia.
Alcuni storici ritengono che la famiglia discenda dai Conti di Chiusi, come si rileva dal testamento di Antonio di Marsciano.

Due sono gli attori principali nel panorama storico: l’impero romano-germanico e la Chiesa cattolica-romana.

I mestieri nell’Umbria medievale: il fabbro, l’erborista, la ceramica, il sarto, il cesallatore di legno, il vetraio artistico.

Sabato 8 luglio
“anteprima medievale” rievocazione storica: “l’inizio di Parrano

ore 17.00 – 18.00
Convegno storico- sala del castello – Il Medioevo e I Conti Bulgarelli:
anno 1118 panorama storico italiano – panorama storico umbro- curiosità storiche

Relatori:

  • Prof.ssa Maria Grazia Nico Ottaviani, Università di Perugia,
  • Prof Augusto Ciuffetti, Politecnico delle Marche
  • Gianfranco Chiacchieroni, Consigliere Regione Umbria
  • Coordina Roberto Conticelli, Presidente Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e direttore Nazione Umbria

Ore 18.30
cerimonia di consegna del feudo dal Vescovo di Orvieto ai conti Bulgarello

Ore 20.00 cena in piazza della repubblica
(antiche ricette medievali preparate con i prodotti del territorio e cucinate come era d’uso a quei tempi. Immancabile la porchetta cotta al forno comunale di Parrano).

La serata sarà allietata dallo spettacolo medievale del Giullar Cortese, Gianluca Foresi insieme ai Giullari dell’allegra Brigata.


Cena Medievale € 25 a persona
L’intero borgo di Parrano sarà animato da un’ambientazione medievale
Saranno previsti dei parcheggi di servizio per gli ospiti
Prevendita biglietti da mercoledì 14 giugno
Info: Valentino 334 375 1330 | Gianni 3496424024


DOMENICA 9 LUGLIO

Visita guidata del borgo ed esposizione statuto comunale del 1550

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Giullar Cortese

Giullar Cortese

 

Giullari dell'Allegra Brigata

Giullari dell’Allegra Brigata

“La nobiltà seguiva un’alimentazione molto ricca e pesante. Leggendo i menù di certi banchetti solenni, raccontati nelle cronache, si vede passare una quantità enorme di carne, di selvaggina specialmente – la carne nobile per eccellenza – e il tutto condito di salse ricche di spezie, con accompagnamento di frutti canditi, di dolci speziati, senza mai il respiro di un piatto leggero.
E la pesantezza di quel mangiare è come accresciuta per noi dal fatto che i nostri antenati non si servivano di piatti, né di forchette, né di tovaglioli. Adoperavano fette grandi di pane sulle quali appoggiavano la carne con la salsa e lì la mangiavano…La fetta di pane, o la parte che ne rimaneva, veniva gettata in un recipiente al centro della tavola; elemosina per i poveri. Se c’era tovaglia, vi si pulivano le dita, sicché si doveva cambiarla più volte durante il pranzo, nonostante che si adoperasse anche l’acqua per risciacquare bocca e mani. Al dessert, non prima, veniva portato il vino.”

“Naturalmente la gente qualunque mangiava più semplicemente. Per il popolo l’alimento base della dieta era il pane. Le classi più povere, soprattutto i contadini, consumavano un pane di farina mescolata con orzo, segala, saggina e fave, mentre i cittadini facevano uso del pane di grano. Con il pane si facevano una quantità di minestre e di altre preparazioni . Scarso era anche l’olio e i condimenti erano prevalentemente a base di grassi di origine animale. Poca la frutta e rarissimi i dolci (fatti con noci, miele e altra frutta secca). Per le feste più importanti si arrostivano anche il montone e la capra. Ben conosciuta era anche l’arte di conservare le carni affumicandole ed insaccandole, salate e triturate, destinate principalmente al consumo invernale. Si faceva anche consumo di formaggi, fra i quali molto usato era il pecorino.”

Nel Medievo al centro della tavola dei nobili veniva posto un piatto colmo di carni di vari tipi, da cui gli ospiti prendevano il cibo con le mani.
L’alimentazione delle classi meno agiate era costituita da minestre di cereali e legumi e da un larga fetta di pane condita con salse povere di grassi, proteine e vitamine (cioè: il companatico, dal latino cum pane). I ricchi erano soliti mangiare grossa selvaggina costituita da caprioli, cervi, evitando gli animali domestici; da qui l’utilizzo sempre più frequente di salse aromatiche e spezziate che servivano ad attutire il gusto e l’odore dei cibi che, in mancanza della refrigerazione, non potevano avere una lunga durata.
L’uso delle spezie, non di rado impiegate anche nel vino per mascherare, con l’aggiunta di miele, l’eccessivo livello di acidità, era un vero e proprio status symbol.