Il Castello, costruito dai vescovi di Orvieto verso l’anno Mille su resti romani, si sviluppa su una struttura a cinque piani, la cui facciata principale è rivolta verso la valle del Chiani. Al centro dell’edificio c’è un’alta torre e all’angolo destro, una più bassa, entrambe merlate alla ghibellina. Quest’ultima, come quella sull’odierna piazza, e ora mozzata, dovevano far parte della vecchia cerchia urbana. Ha subito un grande ampliamento e rimaneggiamento verso la metà del Settecento dovuto al marcheseFrancesco Ruspoli-Marescotti, il quale lo volle trasformare da fortilizio a residenza signorile. L’antico accesso che all’epoca era posto in fondo alla scala della chiesa parrocchiale, davanti alla torre civica, fu spostato sull’odierna piazza, attraverso un grande portale bugnato munito di passaggio per le carrozze. L’architetto Andrea Selva da Milano realizzò una grande scala elicoidale che dal piano terreno, consente l’accesso ai piani superiori, nonché ai vasti saloni del piano nobile. Negli anni settanta del Novecento, il marchese Franco Fantauzzi lo fece restaurare dal famoso architetto di Varese Tommazo Buzi, facendo liberare dalle costruzioni che gli furono addossate nel tempo. Nel 2008 è stato acquistato dall’architetto Roberto Soldera che lo sta sottoponendo ad un sapiente e radicale restauro. Sempre, ad opera del Selva, fu ritrutturato tutto il borgo.

Cenni Storici

Il territorio di Parrano risulta abitato fin dal Paleolitico Superiore (30.000 – 10.000 anni fa), e se ne ha testimonianza nei numerosissimi reperti rinvenuti nelle vicine “Tane del Diavolo”, cavità che si sviluppano lungo le pareti della forra del torrente Bagno, affluente sinistro del fiume Chiani. Il suo castello sorge in posizione strategica fondamentale per il controllo della sottostante valle del Chiani. Il luogo ove è posto l’abitato è uno stretto promontorio che scende scosceso e ripido verso la valle, dove scorre il fiume Chiani. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che sul sito dove ora è posto, un tempo c’era un insediamento romano. Resti di tale epoca furono anche individuati dall’architetto Buzi durante il restauro che egli effettuò negli anni Settanta. Infatti, osservando la pianta del borgo, dall’assetto viario emerge una ripartizione dello spazio a scacchiera, tipica degli accampamenti e castra romani. Nelle sue campagne, sono state ritrovate delle tombe etrusche e romaniche, segno evidente della scansione classica del tempo storico antico. Le prime finti certe dell’esistenza della fortezza risalgono al 1118, quando il vescovo di Orvieto Guglielmo, nel mese di aprile, concede i diritti feudali su Parrano, con il titolo di conte, a Bernardo di Bulgarello, a sua moglie Persona, e a i suoi fratelli Gualfredo e Ugolino, in cambio del giuramento di fedeltà e dalla promessa di non cederlo ad alcuno (contratto feudale). L’atto viene stipulato in una località chiamata Pragule posta fra il castello di Parrano e il fiume Chiani (Actum est hoc Pragule inter Castrum Parrani, et fluvium Clanis) – Archivio Vescovile, B, carte 103 v -. Oggi si è portati a ritenere che tale località potrebbe identificarsi in un antichissimo insediamento rurale chiamato, forse per corruzione fonetica, Fabbriche, posto appunto, fra il castello di Parrano e il fiume Chiani.

Quindi, dal XII secolo i Bulgarelli, una delle Casate più potenti dell’Etruria, fanno il loro ingresso nella storia del territorio orvietano. Discendenti da una stirpe di origine longobarda, nell’arco di pochi anni riusciranno a creare un piccolo impero (uno dei più grandi dell’Italia centrale) il quale comprende i territori e i castelli di Parrano, Monteleone d’Orvieto, Montegiove, Civitella dei Conti e perfino Castel della Pieve (odierna Città della Pieve). Il capostipite di questa Casata nobiliare sarà un tal Bulgarello (e da qui il cognomeBulgarelli), il cui figlio Bernardo, come sopra detto, ha in concessione il castello di Parrano e “Parrano fu il primo possedimento umbro dei Bulgarelli e da lì estesero il loro dominio feudale come una grande ragnatela..” – (tratto da Parrano, una terra abitata fin dal Paleolitico, di Franco Milani). Parrano diventa il fulcro di potere della famiglia, ormai denominata conti di Parrano, dalla quale poi, si ramificherà in diversi tronconi, quali Parrano Montegiove Marsciano, mantenendo unito e indivisibile il vasto patrimonio, ma assumendo ognuno il titolo di conte, derivante dal proprio feudo. Nel periodo feudale hanno modo di scontrarsi più volte con i vescovi che si succedevano nella cattedrale di Orvieto, poichè ogni nuovo prelato esige un diverso accordo sui tributi di vassallaggio da versare alla Curia, ovviamente, per lui più vantaggiosi, a discapito del feudatario. Comunque, il feudo parranese, a differenza degli altri limitrofi, non fu mai assoggettato alla Città di Orvieto, e rimase sempre “un piccolo stato a se” fino alla fine dell’abolizione del feudalesimo avvenuta nel 1816. Con l’andare del tempo i Bulgarelli, che dal 1269 incominciarono a chiamarsi “di Marsciano”, dovettero far fronte a numerose difficoltà finanziarie, legate soprattutto al mantenimento delle loro vaste proprietà e della loro indipendenza, stretti fra il nascente Comune di Orvieto e la predominanza di quello di Perugia, dovettero scendere a patti e stringere diversi accordi che gli permisero di resistere e mantenere, in qualche modo, la loro autonomia. Ma fu proprio in questo periodo che coinvolsero i vari rami della famiglia in atroci faide ed assassini, uccidendosi fra loro.

Verso il 1520 Lavinia Marsciano sposa Galeazzo Baglioni di Perugia e porta in dote Parrano, Pornello e la terza parte di Castel di Fiore. A questo punto nasce la lunga diatriba fra i Marsciano e i Baglioni per il possesso del castello di Parrano, conclusasi nel 1551 con una sentenza Camerale, la quale stabilisce che i Baglioni reggono il feudo di Parrano per i primi dieci mesi dell’anno, con la nomina del Podestà, mentre i Marsciano, i restanti due mesi di novembre e dicembre, con la nomina di un Governatore. E’ per effetto di tale sentenza che nel 1559 si trova Ercole Marsciano fra i riformatori della statuto di Parrano. Dal matrimonio fra Lavinia e Galeazzo, nascono Giovanna, che nel 1546 sposa Ascanio della Corgna, marchese di Castiglion del Lago, mentre Ranuccio nel 1549, sposa Ortensia Baglioni, ramo della Teverina, già vedova di Sforza Marescotti e di Gerolamo di Marsciano. In garanzia dotale, Ranuccio cede a Ortensia il castello di Parrano. Da questa unione nascono due figlie: Contessina Elena (1551) e Lavinia (1553). E’ da tener presente che fra le famiglie nobili, in quei tempi “Contessina” era anche un nome femminile di persona. Ranuccio Baglioni viene assassinato dai vignanellesi (Vignanello ricadeva sotto i possedimenti della famiglia), forse su istigazione della moglie, il 18 ottobre 1553.

Papa Giulio III, zio materno di Ascanio della Corgna, istituisce un’inchiesta sulla morte di Ranuccio Baglioni; sequestra il feudo di Parrano e lo affida al nipote Ascanio che lo terrà come feudatario “ad interim”, lo nomina tutore delle due minori (tutoris nomine potestà = nominato tutore per esercitare la patria potestà) e il della Corgna esercita queste sue funzioni fino al 1569. A questo punto entra prepotentemente sulla scena Ortensia Baglioni,   la “Lucrezia Borgia di Parrano“, appellativo che le rimase attaccato per tutta la vita. Fu accusata di aver fatto uccidere con il veleno, quattro dei suoi figli, due mariti ed aver istigato l’uccisione del terzo. La figlia, Contessina Elena, muore, forse di veleno somministratole dalla madre, il 25 aprile 1567. Ortensia eredita Parrano e il figlio di primo letto, Alfonso di Sforza Marescotti, sarà il primo conte di Parrano di questa Casata. A seguito di un grave fatto di sangue accaduto a Parrano nel 1608, la parte feudale spettante ai di Marsciano viene sequestrata dalla Camera Apostolica, e così scompaiono per sempre dalla scena i bellicosi conti Bulgarelli.

Nel 1773, Papa Clemente XII Orsini, eleva la contea di Parrano a Principato indipendente a favore di Orazio Marescotti il quale è il primo principe. Il 6 luglio 1818, Pio VII abolisce tutti i feudi dello Stato della Chiesa e don Francesco Marescotti il 19 ottobre 1818 rinuncia ai suoi diritti feudali su Parrano. Don Augusto Marescotti, ultimo principe senza eredi maschi, nel 1873 vende il castello e la tenuta a Francesco Basevi di Milano.

Lo statuto di Parrano. Durante il periodo della signoria condominiale Baglioni-Di Marsciano fu riscritto lo Statum Castrum Parrani, statuto urbano, recentemente ritrovato, e in buono stato di conservazione. Nel 1559 fu dato l’incarico di trascriverlo e aggiornarlo al notaio Erminio Camosetti da Parrano o da Orvieto, poiché firmava i suoi atti ora come Camosetti da Orvieto ora come Camosetti da Parrano. Si compone di 92 carte di cui 83 contenenti il testo dello statuto. La lingua usata è il volgare, ovvero l’italiano parlato che ancora in questi testi giuridici risentiva molto del latino. Nel proemio si precisa che lo statuto è stato riscritto e aggiornato perché quello originale si era reso illeggibile e difficile da applicare. l’iniziativa fu voluta dai due feudatari condominiali di Parrano: il conte Ercole di Marsciano, Contessina Elena Baglioni (la bambina all’epoca aveva 8 anni), orfana di Ranuccio con l’assenso di Ascanio della Corgna che ne era il suo tutore, e da Giacolo Adimari da Castiglione Aretino (ora Castiglione Fiorentino), all’epoca Podestà di Parrano. Attualmente lo statuto è conservato nell’archivio privato De Sanctis.

Nel tempo, si sono succeduti nella proprietà del castello:

1881, Giancarlo Caviglia
1888, marchese Giulio d’Auriol e poco dopo il marchese Duval
1897, ingegner Giuseppe Florio
1925, commendator Vincenzo Puccinelli, il quale chiede la concessione di Principe di Parrano, ma l’istanza viene revocata
1926, principe don Mario Ruspoli. Anche egli chiede il riconoscimento del titolo principesco, ma l’istanza non viene accolta
1940, il castello e la tenuta vengono acquistati dal Comm. Vittorio Valletta, Direttore Generale della Fiat. Alla sua morte la proprietà passa al nipote Franco Fantauzzi
1980, Signor Mario Cividin da Trieste
2008, Architetto Roberto Soldera

Bibliografia

Cecci don Mario:
Parrano fra storia e preistoria, 1994
Parrano e il suo territorio, 1995
Ciuffetti Augusto:
Una dinastia feudale dell’Italia centrale. I conti di Marsciano, 2006
Milani Franco:
Parrano un castello dell’Umbria, 1994 – Parrano una terra abitata fin dal Paleolitico, 2006
Pagnotta Walter:
Un elenco del 1818 dei feudatari nello stato della Chiesa, 1993
Ughelli Ferdinando:
Albero et istoria della Famiglia de’ Conti di Marsciano, 1667

Si ringrazia vivamente Franco Milani per aver contribuito alla creazione di questa pagina.