la Grotta dei Conoidi

a cura di Patrizia Patrizi

Il Comune di Parrano, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti

e Paesaggio dell’Umbria, ha presentato la scoperta della Grotta dei Conoidi, situata in località Fosso del Bagno – Tane del Diavolo, una cavità di eccezionale interesse speleologico ed archeologico, la cui scoperta risale al 2022 sebbene sia stata resa di pubblico dominio solo recentemente a seguito dei primi necessari interventi di studio.

L’evento, ospitato nel prestigioso Castello di Parrano, gentilmente concesso dalla

nuova proprietà “Gruppo Greenestcities”, si è svolto il 3 maggio scorso.

Dallo schermo sistemato nella grande sala affrescata, gremita prevalentemente da

“addetti ai lavori”, come ricercatori, docenti universitari, archeologi, speleologi,

sindaci, direttori di museo, presidenti di associazioni, architetti, per la prima volta

sono state mostrate al pubblico le immagini della bellissima Grotta dei Conoidi,

rimasta sigillata per migliaia di anni fino al giorno della scoperta.

Il racconto della scoperta ha avuto inizio con i saluti del Sindaco di Parrano

Valentino Filippetti, e a seguire di Luca Pulcinelli, funzionario della Soprintendenza

Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, che, dopo aver portato i saluti del

Soprintendente Ing. Giuseppe Lacava, ha sottolineato l’importanza della scoperta e

il fatto che questa non giunge casualmente, ma rientra all’interno di un progetto

strutturato di esplorazione sistematica dell’intero complesso della forra del Fosso del

Bagno, basato sulla proficua collaborazione tra Soprintendenza, équipe di ricerca ed

enti locali, già sperimentato con successo in altri importanti contesti speleo-

archeologici come la Grotta Bella di Avigliano Umbro. L’intervento di esplorazione e

documentazione della cavità, di cui sono stati presentati i primi risultati, è stato reso

possibile anche grazie ad un finanziamento straordinario prontamente accordato a

tale scopo dal Ministero della Cultura e da un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.

L’importanza di tale rapporto di collaborazione sta nel fatto che esso permette di

coniugare conoscenza scientifica, tutela e conservazione nonché – in futuro –

fruizione di questo importante complesso archeologico e speleologico. È necessario

inoltre, ricordare che il complesso delle Tane del Diavolo è attualmente oggetto,

grazie alla collaborazione con la Direzione Regionale Musei dell’Umbria, anche di

altri importanti progetti di ricerca portati avanti dalle Università di Firenze e di Siena

per lo studio e la revisione dei dati di scavo pregressi.

La conferenza di presentazione della grotta del 3 maggio scorso a Parrano, è stata moderata da Roberto Conticelli, già Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Perugia.

Il primo intervento è stato a cura di Maurizio Todini, del Gruppo Speleologico Todi,

che ha illustrato le fasi salienti che hanno portato alla scoperta e all’esplorazione

della cavità: “Nel 2021 avevamo già avviato un progetto speleo archeologico

autorizzato dalla Soprintendenza Archeologica, in collaborazione con il Comune di

Parrano, che aveva al centro una rivisitazione dell’intera area delle Tane del Diavolo.

Nel corso di un sopralluogo avvenuto in base ad una segnalazione di Paola

Biancalana, esperta conoscitrice del territorio e responsabile dell’Associazione

Tanaliberitutti (che in convenzione con il Comune gestisce il parco termale di Parrano

e le Tane del Diavolo), abbiamo battuto la zona sulla sinistra idrografica del Fosso

del Bagno e dopo aver avvistato la cavità segnalata, abbiamo notato una piccola

fessura nella roccia lungo uno dei sentieri percorsi, dalla quale fuoriusciva un

notevole flusso di aria. Alla luce della nostra esperienza, sappiamo che dietro questo

fenomeno naturale spesso si cela un sistema ipogeo”.

Un primo intervento di disostruzione, infatti, ha subito messo in luce un passaggio

Percorribile. Messa in sicurezza l’apertura, gli speleologi si sono calati con

attrezzatura tecnica all’interno di un profondo scivolo detritico subverticale. I primi

ad entrare sono stati Augusto Gilocchi, Manuel Feliziani e Federico Spiganti, i quali –

dice Todini – “sono letteralmente scomparsi nella profondità della grotta per risalire

dopo molto tempo raccontando di aver percorso alcune grandi gallerie; il lungo

tempo di permanenza era stato determinato dalla cautela per evitare di danneggiare

alcuni reperti di interesse archeologico presenti sul piano di calpestio”. Nel corso di

successive esplorazioni, visitando ulteriori diramazioni, gli speleologi hanno infine

individuato un secondo ingresso e trovato altro materiale archeologico.

All’interno della cavità è possibile osservare vari scivoli di detriti (i cosiddetti

‘conoidi’, appunto), che si sono formati a causa dell’infiltrazione di acqua e sedimenti

dalla superficie all’interno del sottosuolo attraverso fratture nella roccia” ci spiega

Federico Spiganti, speleo-archeologo. Spiganti aggiunge: “stiamo parlando di una

grotta che allo stato attuale delle ricerche presenta uno sviluppo planimetrico di

oltre mezzo chilometro con andamento labirintico, nella quale vi sono cunicoli

angusti e strettoie al limite della percorribilità, ma anche grandi sale con altezze che

sfiorano i 20 metri, ricche di concrezioni calcitiche. Nella grotta sono state

individuate varie aree con presenza di materiale archeologico ma anche ambienti in

cui sono stati ritrovati solo carboni, che testimoniano comunque il passaggio di

gruppi umani in epoche antiche”.

La presenza di correnti di aria, in particolare all’interno di una strettoia localizzata

nell’area cosiddetta della “Sala del bivacco”, ci fa ipotizzare in maniera concreta che

al di là di questi stretti passaggi ci siano degli ambienti ipogei ancora da esplorare,

che potrebbero svelare grandi sorprese sia dal punto di vista speleologico che

archeologico.

La Grotta dei Conoidi è di grande interesse e i suoi reperti sono allo studio di

ricercatori di prestigiose università italiane e straniere. Tra essi vi è un’emimandibola

umana, utile per studiare il DNA “attraverso il quale è possibile ricostruire la nostra

storia”, dice la professoressa di Antropologia dell’Università di Bologna Donata

Luiselli, responsabile del Laboratorio del DNA antico (aDNA Lab): “il DNA

rappresenta un codice che può essere letto come un libro di storia; sarà quindi

possibile ricostruire la storia dell’individuo a cui è appartenuta la mandibola, che da

un primo studio morfologico sembrerebbe riconducibile ad una giovane donna di 18-

20 anni”.

La diagnosi bioantropologica del sesso di appartenenza è solitamente il risultato di

numerose osservazioni e misure” dice l’antropologo Mirko Traversari, ricercatore

presso l’Università di Bologna; “più aspetti valutabili abbiamo, più questa diagnosi

sarà accurata. Nel caso dell’emimandibola parranese, avevamo a disposizione solo

pochi di questi elementi discriminanti, che ci hanno restituito un profilo

indeterminato, con un vago orientamento verso il sesso femminile”.

All’interno della grotta, tra i reperti recuperati, ci sono interessanti porzioni di vasi in

terracotta che presentano una particolarità: “la loro superficie interna è

completamente annerita dal fuoco e in alcune zone si osserva una poltiglia nerastra

fortemente carboniosa”, indica il Dott. Felice Larocca, archeologo preistorico dell’Università

di Bari, direttore scientifico del progetto; “questo sta ad indicare chiaramente che il

recipiente aveva ospitato una combustione e, grazie ad analisi archeobotaniche

condotte presso l’Università di Padova, è stato scoperto che il materiale bruciato è

riconducibile ad essenze vegetali quali quercia, alloro, frassino e rosacee”. 

Ci troviamo forse di fronte a riti connessi ad un culto avvenuto in quel luogo profondo e lontano?

Il dottor Larocca spiega che “seppur da una prima analisi delle forme, degli impasti e

del trattamento in superficie dei vasi, siamo orientati verso una cronologia

collocabile nel corso del II Millennio a.C., ulteriori evidenze potrebbero risultare più

antiche ed essere retrodatate ad alcuni millenni prima, vale a dire ad una fase

avanzata dell’età neolitica, sullo scorcio del V millennio a.C.”.

Le ricerche, attualmente alle loro battute iniziali, andranno avanti in futuro;

sappiamo infatti che la Grotta dei Conoidi di Parrano prosegue in più direzioni e

ulteriori, puntuali esplorazioni “ci potranno mostrare molto più di quanto finora la

grotta ha palesato”, afferma il Dott. Larocca.

E quindi c’è molto ancora da scoprire nel territorio di Parrano e i lavori sono in corso

insieme a quelli per l’attuazione del progetto chiamato Parrano Biodiversa che il

sindaco Valentino Filippetti ha iniziato nel 2016 con l’insediamento alla guida

dell’Amministrazione Comunale.

Patrizia Patrizi

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